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Le carceri dell’Asinara:
le colonie penali e il bunker di Totò Riina

Quella che oggi è un Parco nazionale che attira tantissimi turisti è stata per anni l’Alcatraz italiana: le carceri dell’Asinara hanno infatti ospitato tra i più pericolosi detenuti del nostro Paese, dai brigatisti ai boss mafiosi, non ultimo Totò Riina, che nelle celle dell’isola scontò quattro anni. Inespugnabile, dotata di rigorosi sistemi di sicurezza, l’isola servì non a caso anche a proteggere Falcone e Borsellino prima dell’inizio del maxi processo.

L’Alcatraz italiana

Mare cristallino, cale da sogno, panorami d’incanto. Niente di tutto questo potevano vedere, ovviamente, i detenuti che soggiornavano nelle carceri dell’Asinara, che offrivano ben poche speranze di fuga: solo l’ex latitante sardo Matteo Boe riuscì infatti a scampare dall’isola. Tutti gli altri, invece, passarono anni circondati da alte mura, in certi casi senza poter veder nient’altro che qualche metro di cielo blu, durante l’ora d’aria. Il boss di Cosa Nostra Riina, in particolare, fu rinchiuso in una galera illuminata notte e giorno, dove non era mai buio. Non per niente quella sua particolare cella di Cala d’Oliva veniva chiamata ‘discoteca’.

La colonia penale agricola dell’Asinara

La storia delle carceri dell’Asinara inizia lontano nel tempo, nel 1855, quanto i circa 500 pastori e pescatori stanziati sull’isola vennero allontanati per regio decreto: l’isola venne infatti trasformata in una stazione sanitaria di quarantena e in una colonia penale agricola. In quel periodo, dunque, sull’Asinara spuntarono le prime celle. Durante la prima guerra mondiale, però, fu l’intera isola a diventare un’unica grande galera: furono infatti dirottati sull’Asinara circa 25.000 prigionieri austro-ungarici, portati fino a qui per restare sotto osservazione sanitaria.

La svolta degli anni Settanta: le carceri dell’Asinara diventano di massima sicurezza

Negli Anni Settanta, nel pieno degli anni di piombo, le carceri dell’Asinara subirono una nuova trasformazione: il Paese necessitava di un posto assolutamente sicuro in cui rinchiudere i brigatisti, e quindi i mafiosi sottoposti al 41 bis. L’isola di fronte a Porto Torres fu scelta proprio per la sua inespugnabilità.

Quante e quali sono le carceri dell’Asinara?

Sono una decina le diramazioni delle carceri dell’Asinara, sparse per tutti i 52 chilometri quadrati dell’isola, ognuna delle quali è andata nel tempo a raccogliere dei detenuti di tipo diverso, a seconda dei crimini commessi. La prima struttura di detenzione ad essere costruita è stato quella di Fornelli, a sud dell’Isola. Negli anni Settanta diventò un carcere di massima sicurezza, per ospitare esponenti delle Brigate Rosse – come per esempio Curcio – e dell’Anonima Sarda. Proprio il carcere di Fornelli balzò sulle prime pagine di tutto il Paese nel ’77 per una violenta rivolta, che portò ad un marcato inasprimento del sistema di controllo dell’isola. Altro carcere di massima sicurezza dell’Asinara è il bunker di Cala d’Oliva, che come anticipato ospitò Riina, nonché Cutolo. Sull’isola sorgono poi il carcere di Santa Maria, che raccoglieva detenuti per spaccio, quelli di Tumbarino, di Stretti, di Trabuccato, di Campo Faro, di Capo Perdu, di Sa Zonca e di Elighe Mannu.

Escursioni all’Asinara

Oggi le ex Carceri dell’Asinara sono tra i rari edifici che svettano in questo territorio altrimenti incontaminato, che conosce un’invidiabile biodiversità, contando per esempio più di 80 specie di vertebrati terrestri. E così, i visitatori che si abbandonano a delle rilassanti escursioni all’Asinara, tra spiagge isolate e macchia mediterranea, possono toccare con mano alcuni degli edifici che, nel bene e nel male, sono stati tra i protagonisti della Storia italiana del Novecento.

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